Cattedrale di S. Giusto
Santuario di S. Maria Maggiore
Chiesa di S.Antonio
Sinagoga Tempio Israelitico
Chiesa Greco-Orientale di San Nicolò
Tempio serbo-ortodosso della Santissima Trinità
e di San Spiridione

Chiesa Evangelica Luterana
Basilica di San Silvestro

Cattedrale di S.Giusto

Si erge sull’omonimo colle, cuore dellacittà romana. Verso la metà del V secolo, nel luogo ove sorgeva il capitolium, fu edificata una basilica paleocristiana, la prima sede vescovile, per la quale furono sfruttate le strutture precedenti. Essa era un’aula rettangolare a tre navate, con il presbiterio absidato e il pavimento mosaicato; gli scarsi resti musivi sono oggi visibili nel pavimento attuale. Nel VI sec. fu modificata in alcune sue parti, durante il vescovado di Frugifero, che è il primo vescovo tergestino documentato; essa andò distrutta prima del IX secolo, non si sa in quale frangente.
Dal IX secolo nel luogo della primitiva cattedrale coesistettero verosimilmente due edifici sacri, cioè una cattedrale più piccola della precedente, dedicata alla Vergine Assunta, e il sacello di S.Giusto. Nel secolo successivo la cattedrale subì ulteriori modifiche ed ampliamenti.
Nel XI secolo la Cattedrale dell’Assunta si presentava a tre navate che si concludevano ad oriente con altrettante absidi, di cui rimane solo quella centrale, rivestita più tardi del prezioso mosaico con la Madonna in trono. In corrispondenza di essa rimangono anche i due filari di sette colonne ciascuno. Il sacello di S.Giusto era più piccolo, ma aveva anch’esso tre navate concludentisi ad oriente con le rispettive absidi, di cui rimangono quella centrale con il mosaico esaltante Cristo e i Ss.Giusto e Servolo e quella destra, che è dedicata a S.Apollinare.
Nel Trecento cattedrale e sacello furono fusi in un unico spazioso edificio; si demolirono la navata destra dell’Assunta e quella sinistra del sacello, ricavando al loro posto la navata centrale dell’attuale Cattedrale di S.Giusto.

  • Facciata
    Facciata semplice a capanna, illuminata da un leggero ed elegante rosone gotico. Gli stipiti del portale furono ricavati dalle due metà di una stele funeraria della gente Barbia, degli inizi del I sec. d.C.; il busto in basso a destra fu trasformato successivamente in quello del martire Sergio. I tre busti bronzei posti su mensole rappresentano i vescovi triestini Andrea Silvio Piccolomini (1447-50), divenuto papa Pio II; Rinaldo Scarlicchio (1622-30) ed Andrea Rapicio (1567-73).
    Il massiccio e tozzo campanile ingloba i resti del propileo romano: cinque colonne corinzie reggenti una trabeazione con fregio a girali e trofei d’armi. In essa è collocata la nicchia archiacuta con la statua trecentesca di S.Giusto, che tiene nelle mani la palma del martirio e il modellino della città murata di cui è il protettore, la testa del santo è un ritratto di età romana reimpiegato.
  • Interni
    mosaicoInterno a cinque navate è molto suggestivo per la sua asimmetria: le due navate di sinistra appartenevano alla basilica romanica dell’Assunta, quelle di destraal sacello  altomedievale di S.Giusto.I preziosi mosaici di ispirazione bizantina-ravennate che rivestono l’abside sinistra risalgono agli inizi del XII sec.: es si esaltano la Madre di Dio tra gli arcangeli Gabriele e Michele e gli Apostoli nel giardino mistico.
    I mosaici dell’abside destra, stilisticamente vicini a quelli dell’Assunta, sono posteriori di circa un secolo: sullo sfondo dorato si staglia il Cristo benedicente affiancato dai martiri Giusto e Servolo. Sotto i mosaici, entro le arcatelle, intorno al 1230 furono eseguiti gli affreschi con la passio di S.Giusto, di sapore popolare: gli episodi riguardano la fustigazione del santo alla presenza del prefetto, la sua condanna a morte per annegamento, il cammino verso il molo, il martirio, il sogno premonitore del presbitero Sebastiano, il ritrovamento del corpo del martire, i solenni funerali e l’assunzione in cielo della sua anima. Da notare nel registro inferiore il motivo del velario attraverso il quale s’intravedono scene allegoriche e la bella cupola sorretta dai quattro arconi impostati sui capitelli a foglie piene; il tamburo ha una bella decorazione ad arcatelle cieche. A destra della cappella di S.Giusto si apre l’absidiola dedicata a S.Apollinare, decorata da affreschi romanici molto sbiaditi dal tempo, raffiguranti le Storie del Santo.
    L’abside centrale, che conclude il presbiterio, è stata mosaicata nel 1932 dal veneziano Guido Cadorin che vi ha raffigurato l’Incoronazione della Vergine e Santi. L’iscrizione latina nell’arco ricorda che il mosaico fu donato dalla città di Trieste nel XIV anniversario della vittoria (4 novembre 1918).
    A sinistra dell’abside dell’Assunta, attigua alla cappella dell’Addolorata, si apre la cappella del Tesoro, che si trova al sicuro oltre un’artistica cancellata in ferro battuto del XVII sec. Esso è formato grosso modo da tre gruppi di oggetti, di epoca diversa: uno bizantino-romanico, uno gotico-rinascimentale e uno barocco-neoclassico. I pezzi più notevoli appartengono ai primi due gruppi.Tra essi sono da notare in particolar modo:

    • l’urna-reliquiario di S.Giusto, in lamina d’argento sbalzato opera duecentesca di produzione cividalese. Fu ritrovata intatta nel 1624 dal vescovo Scarlicchio sotto l’altare del Santo; nell’urna fu ritrovata anche la pietra forata che secondo la tradizione fu legata al collo del martire per affogarlo e il velo dipinto con la sua delicata immagine;
    • il crocifisso dei Battuti, in lamine d’argento dorate e sbalzate, eseguito intorno alla metà del Duecento e rimaneggiato in epoca più tarda;
    • il crocifisso di Alda Giuliani, donato dalla signora nel 1383; è in argento sbalzato a delicati motivi floreali impreziositi da smalti; sotto la croce appare la figura della donatrice inginocchiata in preghiera;
    • l’alabarda di S.Sergio, divenuta emblema di Trieste, in ferro battuto su piedistallo dorato di stile gotico; secondo la leggenda essa cadde miracolosamente nel foro della città l’8 ottobre 303, allorché il santo soldato fu martirizzato in Siria. La tradizione vuole che l’arma-reliquia non tolleri né la ruggine né la doratura.

    Nel tesoro è conservato anche il polittico di Paolo Veneziano, raffigurante la Crocifisione e sei Santi entro archetti trilobati; altri Santi compaiono a mezzo busto nei pennacchi fra gli archi. La pala fu commissionata per l’altare maggiore della cattedrale nella seconda metà del Trecento.
    Nella navata sinistra si aprono le due cappelle di S.Giovanni e di S.Giuseppe.
    La prima risale ad epoca tardoromanica e fu edificata probabilmente nel luogo dell’antico battistero paleocristiano. La vasca battesimale ha la forma esagonale della consolidata tradizione paleocristiana aquileiese. Sulle pareti sono esposti gli affreschi con le Storie di S.Giusto, recentemente restaurati, strappati dal sacello omonimo, dove nel corso del Trecento avevano ricoperto quelli più antichi, oggi ivi visibili. La cappella di S.Giuseppe fu edificata nel XVII sec. dal vescovo Scarlicchio. Nel 1704 fu eretto il bell’altare marmoreo, in cui è posta la pala raffigurante lo Sposalizio della Vergine, eseguita da Sante Peranda, un discepolo di Palma il Giovane. Nel 1706 fu affrescata dal pittore lombardo Giulio Quaglio, attivo anche a Udine; sulle pareti laterali sono rappresentate le scene della Fuga in Egitto e della Morte di S.Giuseppe; sulla volta la Glorificazione del Santo.
    Nella navata destra si aprono le cappelle di S.Servolo e di S.Carlo.
    La cappella di S.Servolo fu eretta nella prima metà del Trecento ed ampliata circa un secolo più tardi. Di grande rilievo artistico è il drammatico gruppo scultoreo del Vesperbild o Compianto sul Cristo morto, in arenaria dipinta, opera di produzione tedesca della prima metà del Trecento.
    La cappella di S. Carlo fu voluta nel 1336 dal vescovo fra’ Pace da Vedano per sistemarvi la propria sepoltura (la sua lapide tombale si trova oggi nella cappella di S.Servolo). In essa sono sepolti alcuni membri del ramo Carlista dei Borboni di Spagna e Marzio Strassoldo di Villanova, capitano cesareo di Trieste dal 1710 al 1723.

Dove: piazza della Cattedrale, 3
Contatti: tel. 040 309 666
Come Arrivare: autobus n. 24

Santuario di S. Maria Maggiore

Santa Maria Maggiore

Il Santuario di S. Maria Maggiore s’innalza imponente di fianco alla chiesetta romanica di S. Silvestro, oggi tempio delle Comunità Evangeliche elvetica e valdese. La chiesa fu edificata fra il 1627 e il 1682 dai Gesuiti, giunti nella città nei primi anni del secolo. I lavori però furono ultimati molto tempo dopo; infatti la facciata fu compiuta agli inizi del Settecento su progetto, sembra, del celebre architetto padre Andrea Pozzo e la decorazione interna si protrasse ancor più a lungo poiché nel 1773, al momento della soppressione della Compagnia di Gesù, la chiesa era ancora incompiuta.
Nel 1849 scoppiò un’epidemia di colera che in pochi mesi mieté numerose vittime: in quel terribile frangente la città si raccomandò fiduciosa alla protezione della Madonna della Salute e il 21 novembre si recò in massa in processione alla chiesa dei Gesuiti, ove il vescovo celebrò un solenne pontificale. Da allora i Triestini ogni anno, il giorno dellla festa della Presentazione di Maria al Tempio detta popolarmente della Madonna della Salute, accorrono numerosi al santuario per partecipare alle liturgie in suo onore. La devozione alla Madonna è promossa soprattutto dalla Confraternita della Madonna della Salute, fondata nel 1827.
Santa Maria MaggioreLa chiesa ha pianta a croce latina; l’aula a tre navate è coperta a botte, mentre all’incrocio del transetto si erge la cupola che fu ricostruita nel 1817, dopo un incendio. Nell’abside splende il grande affresco dell’Immacolata Concezione eseguito nel 1842 da Sebastiano Santi. Sull’altare maggiore, eretto fra il 1672 e il 1717; sono collocate le statue dei Santi Gesuiti Ignazio di Loyola, Luigi Gonzaga, Francesco Borgia e Francesco Saverio, scortati da Angeli. A destra del presbiterio si apre la cappella della Madonna della Salute; in cui è degnamente collocata la venerata immagine di  Maria, opera seicentesca dipinta forse dal Sassoferrato. A sinistra del presbiterio c’è la cappella del Crocifisso, risalente al 1713. Nei bracci del transetto si fronteggiano gli altari seicenteschi dedicati  ai Santi Ignazio e Francesco Saverio; il primo custodisce una bella pala col santo titolare dovuta al pennello di Francesco Maffei. Nelle navate laterali sono collocati altri tre altari: dell’Angelo Custode, dei Martiri Triestini, della Madonna delle Grazie, quest’ultimo con la statua della Vergine col Bambino scolpita dal friulano Pietro Bearzi nel 1853. Nei pennacchi della cupola il palmarino Giovanni Battista Bison dipinse, agli inizi dell’Ottocento, i quattro Evangelisti. Da notare ancora il pulpito marmoreo del 1742, dal quale predicarono oratori di grande fama durante la novena della Madonna della Salute.

santuariosantamariamaggiore.it

Dove: piazza S. Silvestro
Come arrivare: autobus n. 9, 10, 11, 17, 18, 25, 28

Chiesa di Sant’Antonio

Chiesa di S. Antonio

La chiesa di S.Antonio Taumaturgo è chiamata popolarmente S.Antonio Nuovo perché sostituisce una precedente dello stesso titolo, risalente alla seconda metà del Settecento. Fu innalzata tra il 1825 e il 1849 su progetto dell’architetto Pietro Nobile, uno dei massimi esponenti del neoclassicismo triestino, che si ispirò alla grandiosità classica di celebri monumenti romani. Un tempo la chiesa si specchiava nelle acque del porto canale che s’incunea ancor oggi, in parte, nel Borgo Teresiano.
Sant AntonioLa facciata è caratterizzata da un maestoso pronao con sei colonne ioniche e un ampio frontone; sull’attico sono collocate sei statue scolpite nel 1842 da Francesco Bosa raffiguranti i Santi protettori di Trieste, cioè Giusto, Sergio, Servolo, Mauro, Eufemia e Tecla. La facciata posteriore è sormontata da una coppia di campanili gemelli.
L’interno colpisce per la vasta spazialità scandita dal ritmo lento e pacato degli archi, delle volte a botte, delle crociere, ritmo che trova la sua pausa e il suo fulcro nella cupola centrale. Nell’abside è campito l’affresco eseguito nel 1836 da Sebastiano Santi, raffigurante l’Ingresso trionfale di Gesù a Gerusalemme. La mensa dell’altare maggiore, disegnato dal Nobile, è sormontata da un’edicola con colonnine corinzie e cupola, secondo il gusto del tempo diffuso soprattutto in ambito lombardo.
Nelle sei nicchie laterali, illuminate da ampie finestre lunate, sono collocati altrettanti altari inquadrati da coppie di lesene; le grandi pale ottocentesche raffigurano Sant’Anna e la Vergine bambina, del pittore Michelangelo Grigoletti; la Presentazione al tempio, di Felice Schiavoni; San Giuseppe, di Johann Schoomann; Sant’Antonio, di Odorico Politi; il Martirio delle Sante Eufemia, Erasma, Tecla e Dorotea, di Ludovico Lipparini; la Crocifissione, di Ernest Tunner.

Dove: piazza S.Antonio Nuovo
Contatti: 040638376
Come Arrivare: autobus n. 5, 9, 10, 11, 17, 18, 24, 25, 30

Sinagoga Tempio Israelitico

Sinagoga

Il documento ufficiale più antico reperibile che menzioni un insediamento ebraico, seppur piccolo, a Trieste è datato 1236 ed è costituito da un atto notarile che menziona l’ebreo Daniel David di Trieste, che spese 500 marchi per combattere i ladroni sul Carso.
A cominciare dal XIV sec. vi si stabilirono Ebrei provenienti dai paesi tedeschi; alcuni erano sudditi dei Duchi d’Austria ed altri dei Principi locali. Durante il periodo medioevale gli Ebrei della città erano dediti principalmente ad attività bancarie (prestiti) e commerciali; dal XIV sec. troviamo Ebrei banchieri ufficiali del municipio.
SinagogaAlla fine del XVII sec. gli Ebrei di Trieste, così come quelli di molte altre comunità d’Europa, si trovarono al centro di una battaglia con le autorità cittadine che pretendevano la costruzione di un ghetto e la conseguente emarginazione del piccolo nucleo ebraico all’interno di esso.
Il conflitto durò un certo periodo di tempo, al termine del quale gli Ebrei furono costretti a cedere alle autorità e ad accettarne l’imposizione.
Alla fine del XVIII sec. gli Ebrei tornarono a vivere al di fuori dei ristretti confini del ghetto. A quel tempo essi si occupavano di commercio e artigianato ed alcuni erano fornitori della Corte Austriaca. Il numero degli Ebrei triestini era allora molto esiguo: un centinaio di persone.
Il 19 aprile 1771 Maria Teresa concesse due Patenti Sovrane agli Ebrei di Trieste, Patenti che sono dei veri e propri regolamenti. Nel 1782, col famoso Editto di Tolleranza, Giuseppe II ammise gli Ebrei alle cariche di deputati della Borsa e ad alcune professioni liberali. Un anno più tardi venne aperta la Scuola Elementare Israelitica col titolo di Scuole Pie Normali Israelitiche.
L’anno seguente, il 1784, vennero aperte le porte del ghetto e gli Ebrei triestini poterono quindi coabitare con i cittadini di altra fede religiosa. Tuttavia la maggior parte di essi continuò ad abitare nel ghetto; tanto è vero che dopo la breve occupazione francese del 1797, essi si accinsero a costruire due nuove Sinagoghe nella via delle Scuole Israelitiche; Sinagoghe che furono demolite durante il primo quarto del ’900 in seguito allo sventramento della “Città Vecchia”.
La nuova monumentale Sinagoga, opera degli architetti Ruggero e Arduino Berlam, venne inaugurata nel 1912, e rimpiazzò le quattro Sinagoghe più piccole che esistevano in precedenza. Nel 1931 vivevano a Trieste 5025 Ebrei. Nel 1938 la Comunità crebbe fino a contare 6000 membri.
Durante il periodo dell’occupazione germanica, i Nazisti eseguirono operazioni di rastrellamento ai danni della popolazione ebraica. Nel 1945 rimasero a Trieste solo 2300 Ebrei. Negli ultimi anni della Seconda Guerra Mondiale, i Nazisti stabilirono un campo di sterminio alla Risiera di S. Sabba, unico nel suo genere in Italia, e 710 Ebrei vennero deportati dalla città.
Il famoso Samuele David Luzzato era nativo di Trieste. Lo scrittore Italo Svevo viveva a Trieste, dove ambientava i suoi romanzi e novelle.
Dopo la guerra circa 1500 Ebrei rimasero nella città; nel 1965 il loro numero si abbassò a 1052 su 280.000 abitanti.
Oggi la Comunità Ebraica conta circa 700 membri. L’ultima vestigia della Trieste Ebraica del passato fu la Sinagoga Ashkenazita di via del Monte che oggi, alcuni anni dopo la sua chiusura, ospita i locali del Museo della Comunità Ebraica di Trieste “Carlo e Vera Wagner”. [approfondisci: www.triestebraica.it]

Dove: via S. Francesco d’Assisi, 19
Come Arrivare: autobus n. 6 – 9- 22- 25- 26- 35

Chiesa Greco-Orientale di San Nicolò

San Nicolò

San NicolòLa presenza della Chiesa Greco-Orientale nella città di Trieste risale alla prima metà del Settecento.
Il tempio, dedicato a San Nicolò e alla Santissima Trinità, fu eretto sulle Rive poiché a quei tempi Trieste era un florido emporio e, grazie anche ai commercianti greci, al porto approdavano ogni anno migliaia di battelli da tutto il Levante dove il Santo è molto venerato. Inoltre San Nicola è il patrono dei marittimi, degli armatori e di tutti coloro in generale che lavorano con i traffici del mare, protettore dei perseguitati ingiustamente e dei fanciulli.

 

 

Chiesa di san NicolòLa chiesa, costruita in forma di basilica a navata unica, fu aperta ufficialmente con la prima Messa celebrata il 18 febbraio 1787.
Appena entrati, si nota subito l’Iconostasi lignea splendente di intagli dorati e pitture, pure a fondo oro; sopra i battenti delle tre porte sono raffigurati i Santi Pietro e Paolo ed altri Padri della Chiesa. Ci sono poi nella parte superiore 21 dipinti a tempera su tavola con fondo oro, che raffigurano scene evangeliche.
Nella parte inferiore ci sono 8 icone con copertura d’argento: San Nicola, la Madonna in Trono, il Cristo Re, la SS. Trinità, San Spiridione, la Madonna con Bambino, San Giovanni il Precursore; ai due lati le icone di San Giorgio e quella di Santa Caterina d’Alessandria.
Sulle pareti laterali ci sono due tele di grandi dimensioni del pittore Cesare dell’Acqua che raffigurano la predicazione del Battista e Cristo con i fanciulli.
Più avanti si può ammirare la splendida tela che raffigura l’episodio biblico noto come “L’Ospitalità di Abramo”.  [Approfondisci: www.comgrecotrieste.it]

Dove: riva III Novembre, 7
Come Arrivare: autobus n. 5, 8, 9, 10, 11, 17, 18, 25, 28, 30

Tempio serbo-ortodosso della Santissima Trinità e di San Spiridione

San Spiridione

Nei pressi di piazza S.Antonio sorge la chiesa dedicata a San Spiridione della Comunità cristiana Serbo-Ortodossa.
L’edificio, che ha un’altezza di 40 metri, è a pianta a croce greca coperta da una grande cupola sostenuta da quattro arconi, è affiancata da quattro calotte emisferiche che ricoprono i quattro bracci della croce. La sua struttura ricorda lo stile bizantino delle chiese orientali.
Il tempio fu aperto al culto il 2 settembre 1868 e può accogliere circa 1600 fedeli.

Chiesa di San SpiridioneLa pietra usata per la costruzione viene dalle cave locali di Santa Croce e da quelle di Brioni in Istria; le colonne della facciata sono in marmo rosso di Verona ed i cornicioni di marmo di Toscana.

Chiesa di San Spiridione

L’interno è decorato con pregevoli affreschi e pitture su fondo ad olio.
Sopra l’altare si ammira Cristo con gli Apostoli, sulla parte destra è rappresentata l’Assunzione della Vergine.
Sulla parete sinistra, in alto, è raffigurato il primo Concilio ecumenico di Nicea del 325 con San Spiridione e gli altri padri conciliari.
L’iconostasi, che divide il presbiterio dal resto della chiesa, comprende, in basso, quattro icone d’eccezionale valore e pregio artistico: San Spiridione, Madonna con Bambino, Cristo Re, l’Annunciazione. Sono ricoperte in oro e argento e sono state eseguite in Russia nel primo ’800.
Nella fila superiore ci sono le icone dei Santi della Serbia: San Simone Mirotocivi, San Sava (1175-1235 fondatore della Chiesa serbo-ortodossa), San Stefano Prvovencani e lo zar Urosh.
Nella fila superiore si trovano le immagini del Battesimo, della Crocifissione e della Resurrezione di Cristo.
Davanti all’iconostasi risalta il grande candelabro d’argento donato dal granduca russo Paolo Petrovich Romanov durante la sua visita a Trieste nel 1772.

Dove: via S. Spiridione
Come Arrivare: autobus n. 5, 8, 9, 10, 11, 17, 18, 25, 28

Chiesa Evangelica Luterana

Chiesa Evangelica Luterana

Dal 1778 è presente a Trieste una Comunità Evangelica di Confessione Augustana. Nella prima meta del secolo XVI, i primi sintomi dello spirito della Riforma si basarono sia sul luteranesimo tedesco sia su quello dei riformatori svizzeri.
Chiesa Evangelica LuteranaLa borghesia di Trieste, spiritualmente vivace ed aperta alle novità provenienti da oltralpe, già nel 1540 seguiva con molta partecipazione le prediche tenute nello spirito della Riforma di Lutero.
Con la trasformazione in Porto Franco della città, dal 1719 giunsero anche i primi commercianti luterani.
Solo nel 1778, però, l’imperatrice Maria Teresa prima ed il figlio Giuseppe II poi, autorizzarono lo svolgimento di funzioni religiose in una casa privata.
Nel 1786 i luterani acquistarono la chiesa dedicata alla Madonna del Rosario, che si trova nella parte più antica della città. Nel 1870 tale chiesa fu rivenduta al Comune perché si era resa possibile la costruzione dell’attuale chiesa in Largo Panfili.
Aperta al culto nel 1874, questa chiesa, lunga 35 metri e larga 22, fu progettata nello stile neogotico dall’architetto Zimmermann di Breslavia e fu costruita dall’impresa Berlam e Scalmanini.
Sono degni di nota i tetti a spiovente in lastre di ardesia, sopra le navate e l’abside ottagonale. Il campanile a punta, ornato da guglie fiorite ha un’altezza di 50 metri. All’interno, sopra l’altare, si ammira la bellissima vetrata del coro, che raffigura la “Trasfigurazione di Cristo” del Raffaello, realizzata dalla vetreria artistica Zettler di Monaco di Baviera.
La Comunità evangelica luterana negli anni migliori contava quasi 2000 membri. Nel 1852 Trieste aveva 70.486 abitanti e nell’ambito cittadino vivevano 2353 protestanti. Nel tempo queste adesioni sono andate via via riducendosi. Oggi la comunità conta circa 150 membri.
Le funzioni domenicali, alle ore 10, si svolgono alternativamente in lingua tedesca e in lingua italiana poichè in questa comunità coesistono queste due identità. [approfondisci: www.chiesaluterana.it]

Dove: largo Panfili
Come Arrivare: autobus n. 517

Basilica di San Silvestro

Chiesa Evangelica Riformata Elvetica e Valdese

San Silvestro

La basilica di San Silvestro, che sorge accanto alla chiesa cattolica di Santa Maria Maggiore, è la più antica chiesa della città (sec. XI o XII).
Sulla facciata di questa bella basilica romanica spicca un sobrio ed elegante rosone, mentre, davanti a quella che fu la porta principale, possiamo ammirare il portico, pure esso romanico, sormontato dal campanile che, probabile antica torre di difesa lungo le mura della città, è stato poi ornato, nell’ultima ricostruzione, da eleganti bifore.
San SilvestroUna pia tradizione, attestata da una lapide commemorativa del 1672 murata sulla parete postica della chiesa, fa qui risalire la presenza di un luogo di culto in quella che era stata la casa delle prime cristiane di Trieste, le due martiri Tecla ed Eufemia.
Nel corso dei secoli singolari furono le vicende della basilica che la stessa lapide ci ricorda essere stata “primum templum et Cathedrale” della città.
La finestra sul lato destro, con profonda strombatura e transenna originale ancora sul posto, e le due transenne marmoree più tardi inserite nel campanile, ci dimostrano come ci sia stata una fase di costruzione più antica di quella romanica.
Sopra la porta principale una lapide in latino ci ricorda le ultime vicende allorché nel 1785, sotto l’imperatore Giuseppe II, la chiesa di San Silvestro fu posta a pubblico incanto al prezzo fiscale di 1500 fiorini.
In tale data alcuni membri della Comunità Evangelica di confessione elvetica, in gran parte immigrati svizzeri dai Grigioni, la acquistarono e, dopo averla restaurata in modo sobrio, la riaprirono al culto riformato, dedicandola a Cristo Salvatore.

interni San SilvestroNel 1927, a causa dei danni di un violento terremoto, fu restaurata ripristinando il primitivo stile del trecento. Nel 1928 la basilica venne dichiarata monumento nazionale.
Dalla fine del 1800 alla comunità Elvetica si è affiancata una comunità Valdese, anch’essa riformata, dando vita ad una integrazione totale della vita comunitaria pur nella distinzione amministrativa. La comune fede in Cristo Gesù Salvatore e Signore ha portato ad un’unità di azione e di testimonianza, pur nella libertà delle strutture esteriori e nella responsabilità ed autonomia di ciascuna comunità.
Di recente, impegnate fortemente nell’aiuto umanitario delle popolazioni colpite dai rivolgimenti nei Balcani, le Comunità hanno anche sviluppato una certa presenza culturale sia attraverso una biblioteca specializzata in teologia biblica e storia della Riforma, sia attraverso il “Centro Culturale A. Schweitzer” che promuove conferenze e concerti. L’organo – di gran pregio – è stato di recente completamente restaurato ed accompagna i culti delle comunità.

Dove: piazza S.Silvestro
Come Arrivare: bus n. 910 - 11171824252830