Itinerario viola

Caffè degli Specchi
Caffé Urbanis
Caffé Torinese
Pasticceria Pirona
Caffé San Marco
Pasticceria La Bomboniera
Caffé Stella Polare
Caffé Tommaseo
Pasticceria Penso
Harry’s Grill

Caffè degli Specchi

Piazza dell’Unità d’Italia, 7
Il caffè si trova nella principale piazza cittadina al pianterreno di palazzo Stratti, sopra i resti delle  mura del trecentesco castello Amarina. L’apertura risale al 1839 ed è legato alla presenza della colonia greca a Trieste, molto attiva nel 1800. Dal 1846 l’intero palazzo diventa di proprietà delle Assicurazioni Generali.
Da sempre considerato il salotto di Trieste, fu molto frequentato anche grazie ai concerti che vi si tenevano, diretti dall’esordiente Franz Lehar. Durante l’occupazione anglo-americana il palazzo e il caffè sono requisiti e ne è vietato l’accesso ai triestini “non accompagnati”.

Caffè Urbanis

Piazza della Borsa, 15
La nascita risale al 1832 come pasticceria. La data è rimasta impressa sul mosaico sul pavimento che riproduce anche simboli mitologici, marini e la Bora.

Caffè Torinese

Corso Italia, 2
Fu aperto nel 1915, con l’intervento dell’ebanista Debelli noto per aver arredato le navi passeggeri di inizio ’900 Vulcania e Saturnia; ce lo ricordano gli arredi in legno e ottone.

Pasticceria Pirona

Largo Barriera vecchia, 12
Alberto Pirona aprì la pasticceria nell’aprile del 1900. Di allora rimangono gli arredi originali, con la vetrata liberty e gli scaffali in legno che espongono dolci e dolcetti della tradizione triestina. Il ritratto di Joyce esposto ci ricorda che lo scrittore irlandese, che abitava in zona, ne era un assiduo frequentatore.

Caffè San Marco

Via Battisti, 18
Dal 1914 il caffè anche se rinato più volte, è rimasto quasi come lo ha voluto il fondatore Marco Lovrinovich, con mobili raffinati, marmi e stucchi. Napoleone Cozzi, noto artista (oltre che alpinista e scrittore), diresse i lavori artistici. Frequentato da sempre da artisti e intellettuali (Timmel, Flumiani, Voghera, Tomizza, Mattioni, Magris) è stato spesso anche set cinematografico.
Curiose e ironiche le caricature decorative sulle pareti che rappresentano maschere e personaggi di fumetti.

Pasticceria La Bomboniera

Via XXX Ottobre, 3
Fondata nel 1850 dalla famiglia ungherese Eppinger. Dell’epoca è rimasto l’originale forno a legna, vanto della pasticceria poiché è tra i pochi rimasti in Italia. Rimangono anche gli arredi e i vetri in stile liberty.
Su richiesta sono sfornati i tipici dolci della mitteleuropa, di origine soprattutto austriaca e ungherese. E dall’Ungheria è arrivato anche uno dei primi pasticceri negli anni ’30 Giuseppe Poth.

Caffè Stella Polare

via Dante, 14
Era situato nell’allora Contrada della Caserma (oggi via XXX Ottobre) e nell’animato 1848 viene chiamato Caffè Gioberti. In una città cosmopolita era apprezzato dalla comunità tedesca e più tardi  tra i suoi frequentatori avremmo trovato Umberto Saba, la figlia Linuccia, Guido Voghera, Virgilio Giotti e James Joyce insegnante alla vicina  Berlitz School.

Caffè Tommaseo

Piazza Tommaseo, 4/C
Aperto dal 1825, prende il nome dal proprietario padovano Tommaso Marcato, ma successivamente venne ribattezzato Tommaseo, in onore del linguista, scrittore e patriota dalmata.  Marcato fece arrivare dal Belgio preziose specchiere e portò a Trieste il gelato e dal 1845 l’illuminazione a gas. Tra i frequentatori Pasquale Besenghi degli Ughi, Domenico Rossetti,  Pietro Kandler e probabilmente Henry Beyle (Stendhal); in tempi più recenti Virgilio Giotti, Giani Stuparich, Pierantonio Quarantotti Gambini, Umberto Saba.

Pasticceria Penso

Via Diaz, 11
Pasticceria storica con i tipici dolci triestini e mitteleuropei a Trieste dal 1918.

Harry’s Grill

Piazza dell’Unità d’italia, 2/1
È situato presso l’Hotel Duchi d’Aosta, affacciato sulla “Piazza Grande” dove fino al 1847 si trovava la Locanda Grande, nota per aver aver ospitato nobili e personaggi illustri. Tra questi l’archeologo Johann Joachim Winkelmann che fu qui assassinato nel 1768.
In città era l’unico caffè a rimanere aperto tutta la notte.
Nel 1873 le Assicurazioni Generali danno avvio alla costruzione del nuovo Hotel Garni, poi Hotel Vanoli. Dopo la seconda guerra mondiale diviene Grand Hotel Duchi d’Aosta.